Help! Dipendenze patologiche: aspetti psicologici e legali

Le dipendenze patologiche: aspetti psicologici e legali.

Nell’affrontare il tema delle dipendenze patologiche si tende erroneamente ad associare il pensiero principalmente all’abuso di sostanze stupefacenti o alcoliche ed alle note normative in vigore che hanno lo scopo di limitare o scoraggiare l’abuso di certe sostanze prima che sfoci nella dipendenza.

Io vorrei richiamare il pensiero su un discorso più ampio, relativo a quelle dipendenze patologiche sempre più diffuse che hanno la particolarità di rendere difficile per noi giuristi stabilire la linea di demarcazione tra uso socialmente accettato o abuso o dipendenza, tra normalità e patologia, tra lecito e illecito. Parlo di dipendenze sfuggenti, in cui non è in gioco necessariamente una sostanza chimica o alcolica vietata per legge. 

Ci sono infatti molti comportamenti del tutto leciti e socialmente accettati che però determinano dipendenze patologiche e risvolti negativi e dannosi per sé stessi e per il prossimo con risvolti negativi negli affetti, nella reputazione, nel lavoro, nella famiglia, nelle amicizie.

Vorrei parlare di dipendenze nei limiti del lecito che però cagionano un danno ingiusto.

Faccio alcune domande quindi alla dott.ssa Maria De Cicco, psicologa e psicoterapeuta iscritta all’Ordine degli Psicologi della Campania. ( https://www.facebook.com/MDCPSI.NA) 

Dott.ssa De Cicco, cosa si intende per dipendenza patologica? 

Si tratta di un tema molto complesso ma che possiamo tentare di sintetizzare dicendo che in psicologia la dipendenza patologica è la “forma morbosa determinata dall’uso distorto di una sostanza, di un oggetto o di un comportamento, caratterizzata da modalità compulsive e da fenomeni di craving, assuefazione e astinenza in relazione ad un’abitudine incontrollabile e irrefrenabile che il soggetto non può allontanare da sé”

Il termine craving deriva dall'inglese “to crave” che significa desiderare ardentemente e consiste nell’attrazione o desiderio ossessivo di attuare determinati comportamenti e che rappresenta la principale causa di ricaduta nelle dipendenze. 

Il soggetto, portatore di una serie di caratteristiche e di bisogni personali consci o inconsci, incontrando l’oggetto della dipendenza, una sostanza, un comportamento, una relazione, vive un’esperienza particolare che ristruttura il proprio sé e crea un effetto di dipendenza alla sostanza o al comportamento. 

Alla base della dipendenza c’è una ricerca di rifugio rispetto ai problemi personali. 

Per citare Gregory Bateson: “Il problema dell'alcolismo – come in qualsiasi altra dipendenza – risiede nella sobrietà” (Libro consigliato: Verso un’ecologia della mente, Gregory Bateson, sociologo, antropologo e psicologo.)  

I tipi di dipendenze patologiche più diffuse attualmente in Italia.

Dipendenza da sostanze: l’alcolismo e la dipendenza da droghe, siano esse leggere o pesanti. E’ una delle più note e diffuse e purtroppo si è abbassata l’età dell’esordio e coinvolge sia uomini che donne. Secondo un’analisi statistica del Ministero dell’Interno e la Relazione annuale 2020 diffusa dalla direzione centrale per i Servizi antidroga (Dcsa), la marijuana resta la sostanza stupefacente maggiormente consumata in Italia. I consumatori di cannabis appartengono al 25,3% alla fascia di età compresa tra i 20 e i 24 anni, il 19,92% a quella maggiore ai 40 anni e il 16,80% a quella compresa tra i 25 e i 29 anni. I più giovani, i minorenni, rappresentano il 6,33% del totale. Fenomeno in ascesa è quello delle droghe sintetiche e Nuove Sostanze psicoattive (NPS), che sono per la maggior parte di origine sintetica; la loro struttura chimica di base è in continua modifica in laboratorio da parte di esperti affiliati delle organizzazioni criminali che, in tal modo, ne evitano l’inserimento nella tabella delle sostanze proibite. I consumatori di droghe sintetiche appartengono per il 26,17% alla fascia di età maggiore ai 40 anni, il 17,62% a quella compresa tra i 30 e i 34 anni e il 16,58% a quella compresa tra i 25 e i 29 anni. I più giovani rappresentano il 3,89% del totale dei denunciati per queste sostanze a livello nazionale. Le persone di sesso maschile decedute a causa dell'assunzione di sostanze stupefacenti sono state 322 (86,33%), mentre quelle di sesso femminile 51 (13,67%), confermando un andamento consolidato nel tempo. I livelli di mortalità più alti si riscontrano a partire dai 25 anni per raggiungere i picchi massimi nella fascia maggiore ai 40 anni. Relativamente alla causa del decesso, nel 2019 in 169 casi è stata attribuita all’eroina, in 65 alla cocaina. Incide sul trend dei consumi anche il fenomeno del narcotraffico sul web che avviene su due differenti teatri virtuali: l’open web, internet indicizzato dai più comuni motori di ricerca utilizzato per un 4% e il deep web, la rete anonima raggiungibile solo attraverso determinati software per il restante 96%. 

FONTE:  https://www.interno.gov.it/it/notizie/consumo-droghe-marijuana-piu-diffusa-ma-avanzano-droghe-sintetiche

Dipendenze di natura comportamentale: come il gioco d’azzardo e lo shopping compulsivo. 

La dipendenza da gioco d’azzardo o ludopatia nel 2012 viene riconosciuta come patologia con il D.lg. 13 settembre 2012, n. 158. Per la prima volta questa patologia viene riconosciuta tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e di conseguenza viene riconosciuto al soggetto affetto, il diritto alla cura presso il sistema sanitario pubblico. Ecco un esempio di comportamento lecito che però genera dipendenza. Nell’anno 2019 il volume delle giocate è stato pari a 110,5 miliardi di euro con un incasso per l’Erario di circa 11 miliardi di euro. Slot, lotterie istantanee, scommesse sportive, il gioco “a distanza” (online) che nel 2019 ha portato oltre 34 miliardi. Soffermandosi invece sui soggetti interessati dal fenomeno del gioco d’azzardo, si osserva come i maggiori giocatori siano appartenenti alle fasce di popolazione più debole quali anzianisoggetti con scarsa capacità reddituale che tentano la fortuna per poter migliorare la propria situazione economica e purtroppo, anche le fasce giovanili della popolazione in età scolastica minorenne (14-17 anni). 

Fonte : LA LUDOPATIA, Maggioli Editore - Avv. Stefania Memoli.

La dipendenza da shopping compulsivo si è diffusa sempre più anche grazie alla possibilità di acquistare tutto comodamente online tramite e-commerce. E’ un altro esempio di comportamento lecito e socialmente diffuso che diviene dannoso quando è fatto in modo eccessivo, smodato, da implicare una perdita del controllo di sé stessi, quando si è sopraffatti da un desiderio irrefrenabile di acquistare, quando acquistare placa un senso di malessere e un vuoto interno, quando si acquistano cose di cui non si ha realmente bisogno, si accumula, si prova grande piacere nell’acquistare, subito dopo l’acquisto il senso di piacere viene sostituito da senso di colpa, ansia, depressione. In certi casi si arriva a spendere in modo incontrollato al di là delle proprie possibilità, arrivando a provocare danni ingiusti a sé ed altri sia sul piano relazionale, familiare che economico. E’ diventato uno dei motivi di crisi coniugale, di indebitamento.

Dipendenze sessuali: pensiamo alla pornodipendenza, comportamento che assume rilevanza penale se sfocia nella detenzione di materiale pedopornografico o nel revenge porn. Quest’ultimo è il delitto previsto dalla Riforma del Codice penale in vigore da agosto 2019 e nota come Codice Rosso. L’Accademia della Crusca ha suggerito la parola «pornovendetta» per il delitto di cui all’art. 612 ter Codice Penale nel caso di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate, punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro. La pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta per provocare un danno agli interessati. La condotta può essere commessa da chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, diffonde, senza il consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati. La fattispecie è aggravata se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva, anche cessata, ovvero mediante l’impiego di strumenti informatici.

Dipendenze tecnologiche: la dipendenza da internet o dai social media sta invadendo l’infanzia. Possiamo definire l’Internet addiction Disorder come l’ossessione di voler condividere la propria vita sui social media o l’attività compulsiva di navigazione sul web, che può provocare una vera e propria alienazione dal mondo reale. L’abuso dei social network anche da parte di minorenni sempre più piccoli è oggetto di attenzione e di un noto provvedimento del Garante della protezione dei dati personali, che ha disposto nei confronti del noto social Tik Tok il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica. 

FONTE: https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9524194 


Dott.ssa De Cicco, si può dire che c’è un nesso tra la dipendenza patologica da social network e smartphone e il cyberbullismo? 

Stabilito che la dipendenza si sviluppa per sfuggire ad una sofferenza ed appurato che la dipendenza da Internet, sebbene ormai normalizzata nella società e a tutte le età, viene annoverata come un vero e proprio disturbo patologico, possiamo dire che essa è altamente correlata ai fenomeni di cyberbullismo

Iniziamo dal fattore monitor che depersonalizza e deresponsabilizza (almeno idealmente) il soggetto, il quale ha la sensazione che in fondo scrivere non è come agire. Oggi le relazioni si sono spostate dal reale al virtuale, motivo per cui tutto ciò che accade nel reale viene riportano nel virtuale e amplificato. Ciò accade soprattutto a causa di due fattori molto importanti ovvero la mancanza di empatia di fondo dei soggetti definiti bulli e il fatto che non vedono e non sentono le reazioni delle vittime. Ciò facilita il compito di dare libero sfogo a sensazioni negative come odio, rancore, rabbia, delusione, senso di colpa – evidentemente accumulati nelle pareti domestiche – e di riversarle sulla vittima designata. Quest’ultima a sua volta assorbe tutto con vergogna in quanto da qualche parte se ne sente responsabile

Ci sono tante dinamiche che entrano in gioco e sono delicate e complesse e meritano un’attenzione adeguata. Si esortino i ragazzi ad esporre le proprie difficoltà ma si estenda l'esortazione anche ai genitori. 

Ebbene, sono una giurista fortemente convinta dei benefici della prevenzione giuridica e nella prevenzione e cura della salute fisica e mentale e, affiancata da figure professionali come la Psicologa e la Psicoterapeuta, non posso che persistere nel consigliare vivamente, alle persone cadute nella trappola di un abuso, di prevenire che questo sfoci in una vera dipendenza ai danni propri e dei propri cari.

Chiedere aiuto e lasciarsi supportare con prevenzione da un professionista che dia un supporto psicologico e giuridico è un atto di cura astuto e di grande effetto positivo sulla vita, sulle responsabilità civili e penali, sull'economia propria e della propria famiglia.

L’avvocato civilista, penalista e amministrativista si può trovare ad affrontare le più varie questioni legate direttamente o indirettamente  alle dipendenze patologiche per le innumerevoli ripercussioni che queste comportano ai danni di terzi soggetti coinvolti: crisi di coppia, affidamento dei figli, interruzioni rapporti di lavoro, responsabilità professionali, casi di indebitamento, casi di necessità di nomina di un'amministrazione di sostegno, casi di condotte illecite trovano radici spesso un una delle tante forme di dipendenza patologica.

Chiedere aiuto è un primo passo impegnativo e difficile ma è l’inizio di un nuovo capitolo sottratto ad una futura sentenza di condanna che possiamo ancora prevenire.

Dott.ssa Maria De Cicco, Avv. Simona Lioi



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